Puttane negre infestano Strade
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Mi chiamo Irina, ho 32 anni, sono assessore in un comune nella provincia del Lazio. Sono appena tornata da una vacanza a Colombo, Shrilanka, dove sono andata con mio marito Giorgio. Lui dice che si e’ divertito, ma io mi sono rotta di stare sempre a fare le stesse cose; e poi lui era pigro di scoparmi; pensava solo a mangiare e a guardare la televisione; mangiava e si addormentava, come un vecchio rincoglionito. Ha solo 43 anni, una cappella enorme e le palle sempre gonfie. Perché si era impigrito in quel modo? A volte basta e avanza per rovinare la vacanza. Per fortuna siamo andati e tornati presto, con un bellissimo volo Emirates Airlines. Una compagnia eccellente. Sull’aereo ci sono 7 hostess di 7 nazionalita’ diverse; ognuna parla 4 lingue e ognuna e’ madrelingua di differente nazionalità. Brillante. Una era coreana, una cinese, una araba, una europea e così via. Se trovavi un ospite che non parlava inglese poteva parlare la sua lingua. E siccome Giorgio non parla bene l’inglese - lo parla proprio come un bifolco di Soriano al Cimino - avevamo la nostra hostess personale: madrelingua italiana. Sto stronzo di mio marito cominciava a essere tutto sdolcinato con lei e le guardava sempre il culo ogni volta che passava o mentre se ne andava, la richiamava con un sacco di scuse cretine e le faceva dei sorrisi che sembravano quelli di un bambino ruffiano e leccacelo che vuole scroccare a tutti i costi un gelato alla panna montata. “Perché non le chiedi il numero di telefono” gli ho detto. E lui, no, che c’entra, mica voglio farci niente con questa. Allora il numero l’ho chiesto io. Si chiamava Loredana, era di Treviso ed era una gran troia. Dopo un volo intercontinentale aveva un giorno e mezzo di riposo; Giorgio lo sbavava e allora io l’ho invitata alla nostra casa sul lago di Vico. “Certo, volentieri” - dice lei - ma vengo con il mio fidanzato. Bene, dico io, così Giorgio la pianta di fare il cascamorto. Quella sera ho preparato una cena coi fiocchi e il vino che mi sono bevuta mentre cucinavo era in gradazione sempre crescente con gli altri che ho servito poi a tavola. Lei, Loredana, con un vestitino di seta che le scoppiava addosso, veniva in cucina a darmi una mano. Ridendo e scherzando mi sono ritrovata a darle dei pizzicotti sulle sue tette toste diragazzina ventenne e lei me li ridava in rimando; poi un pizzicotto sul sedere, e lei me lo ridava; poi un ditino che spinge sull’addome e lei….lei mi salta addosso e mi ficca la lingua in bocca fino in gola. I nostri capezzoli si toccavano, si spingevano con prepotenza, e le nostre labbra si divoravano. L’ho stretta forte forte, non capivo come poteva essere che il vino mi facesse un effetto cosi’ strano, comunque la mia figa era cosi’ bagnata che avrei potuto riempirre un bicchiere se me lo fossi messo in mezzo alle cosce; la mia figa troia e puttana era affamata, affamata di attenzione e di baci, grondante e sgocciolante di liquido torbido e caldo; in quel momento arrivo’ Giorgio. Chissà come si sara’ sentito; uno entra in cucina e trova la moglie mezza nuda che si bacia con una ragazza giovanissima e focosa. Io so come mi sentivo io – ero fradicia e maledettamente porca - mai un uomo era riuscito a farmi eccitare come quella maialina trevigiana. Se ci ripenso mi ribagno tutta di nuovo. Il porco di Giorgio non ha perso tempo: e’ venuto dietro di lei e le ha subito messo il cazzo sul buco del culo, spingendo e picchiettando dolcemente, e infischiandosene del fidanzato geloso. Ovvio che il fidanzato non vedeva nessuno e poi e’ venuto anche lui. L’ho invitao alla festa. Giorgio inculava la trevisana e io lo odiavo per questo; il mio culo e’ meno sexy di quello della giovane hostess?Lo odiavo e allo stesso tempo mi eccitavo a guardare la sua faccia che godeva mentre la scopava. E più mi eccitavo e piu’ la baciavo. Lui la incualava e io la baciavo, le mordevo i capezzoli, i suoi tosti, tostissimi e violacei capezzoli che parevano pezzi di liquirizia da masticare lentamente e lungamente. Sarei rimasta anni, secoli, a leccare quelle bellissime tette, ne’ troppo molle ne’ troppo dure, con i capezzoli pieni che si riempivano ancor piu’ e piu’ mentre continuavo a stringerli fra i denti. Anche io volevo essere inculata in quel momento; Giorgio, quel porco degenerato che si inculava la giovinetta, doveva vedere che anche il ragazzo giovane si faceva volentieri il buco del culo della tardona. E, stupefatto, arrivo’ in cucina; E segue pag 28
domenica 1 febbraio 2009
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